Più abbiamo esplorato il tema della grazia secondo come si sviluppa in modi diversi nelle Scritture, più abbiamo scoperto la sua bellezza variegata e le sue estese implicazioni per la nostra vita come Cristiani. Si tratta di qualcosa di più pervasivo di quanto spesso immaginiamo, come abbiamo già notato in un post precedente, e questo perché la grazia non è un comodo, ma è incorporata nel Cristo incarnato ed è nostra per mezzo della nostra unione e comunione con lui. Non c’è, dunque, alcunché di statico a proposito della grazia, essa è qualcosa di altrettanto vivente, vibrante e dinamico quanto lo è Cristo stesso. Le sue ripercussioni nella nostra vita come suo popolo, non soltanto individualmente, ma anche in modo collettivo, mostreranno, perciò, queste qualità al mondo che osserva.

Di nuovo, come è stato già detto in precedenza, anche se il tema della grazia è stato spesso preso in considerazione in modo da enfatizzare una nostra partecipazione passiva nel riceverla in Cristo, troppo spesso questo ci porta a trascurare il fatto che essa deve essere espressa attivamente poi man mano che noi viviamo. Se, come evidenzia J.I. Packer, “l’evidenza della conversione è la rivelazione”; la salvezza ricevuta per grazia deve essere vissuta in pratica e manifestata nella nuova vita di coloro che sono salvati, poi la “novità di vita” che è nostra in Cristo non è altro che il frutto della grazia in tutto ciò che siamo e nel modo in cui adesso si vive per servirlo.

Paolo attira attenzione su questo con quello che dice in Efesini; avendo esposto la grazia della salvezza come qualcosa sperimentato dal popolo di Dio collettivamente come Chiesa nella prima metà della lettera, poi prosegue a mostrare in che modo essa si manifesta ed è applicata in modo pratico nella seconda metà. Il fatto che egli inizia questa sezione di applicazione con l’esortazione a “vivere in modo degno della chiamata ricevuta” (4:1) è semplicemente un altro modo per dire che bisogna vivere in pratica la grazia che è nostra in Cristo.

La grazia che abbiamo in lui non solo ci porta ad una nuova posizione dinanzi a Dio in Cristo, ma ci permette anche di riorientare la nostra vita per servire lui e non più noi stessi, di servire gli uni gli altri per amor suo e servire anche il mondo per mezzo del Vangelo affinché venga il suo Regno. Paolo riassume tutto questo nel dichiarare che a ciascuno di noi la grazia è stata data come Cristo ha stabilito (2:7).

Alcuni hanno chiesto qual è il significato inteso dall’apostolo con quest’affermazione alquanto inusuale; inusuale perché egli parla di questa grazia come distribuita secondo varie quantità da Cristiano a Cristiano. In che modo questo si armonizza con l’insegnamento della Bibbia in altre parti che la grazia di Dio nella salvezza è gustata in egual misura da ogni credente individualmente? John Stott risponde a questa domanda in modo utile indicando che qui non si sta parlando di grazia salvifica, ma, piuttosto, di “grazia per il servizio”, cioè del dono specifico, o dei doni specifici, che Cristo ci ha dato e dei diversi gradi con cui esistono in noi. L’enorme varietà in questo provvedimento all’interno della Chiesa è ancora un’altra riflessione di quella bellezza variegata con cui Dio manifesta la sua grazia al suo popolo e tramite esso agli altri. La cura e preoccupazione maggiore di Paolo qui, però, è di chiamare tutti i Cristiani, indipendentemente dalle loro abilità specifiche date loro da Dio, o misura con cui sono state date loro, a usare i loro doni intenzionalmente e senza stancarsi per la sua gloria e per il bene della Chiesa in generale e nel suo insieme.

Nell’applicare il principio racchiuso nella sua affermazione a proposito della “grazia per servire”, Paolo indica le differenti sfere in cui si vede questo in mezzo al popolo di Dio e nel modo in cui Dio usa ogni diverso tipo di persona che si adopera a fare la sua parte.

Egli parla immediatamente dell’ascensione di Cristo come sigillo finale di approvazione di Dio sulla sua opera completata (4:8-10). Nel fare questo, però, egli evidenzia quello che il Cristo esaltato ha fatto: “ha dato doni agli uomini”. Che cosa significava questo in pratica? Egli ha dato dei doni alle persone: apostoli, profeti, evangelisti, pastori ed insegnanti (4:11). Almeno due di queste categorie di uomini con una chiamata specifica erano una volta e per sempre. Agli apostoli ed ai profeti, cioè ai profeti del Nuovo Testamento, è stato dato di essere il fondamento della Chiesa attraverso le epoche (Efesini 2:20). Il ruolo di evangelisti è stato dibattuto, ma c’è un vasto accordo che pastori ed insegnanti sono stati dati ad ogni generazione della Chiesa. Quello che è davvero stupefacente, comunque, è lo scopo per cui Cristo li ha dati: “per preparare il popolo di Dio per le opere di servizio” (vedere 4:12). Le benedizioni ed i benefici della grazia per il servizio ci derivano dal Cristo esaltato tramite gli apostoli che egli ha chiamato e commissionato per il servizio, a quelli che sono specificamente forniti di doni e incaricati a servire come pastori ed insegnanti, ma anche ad ogni credente nella famiglia della fede.

Lo scopo di Cristo, per mezzo di coloro a cui vengono forniti doni specifici e che sono chiamati a particolari servizi nella Chiesa, è che l’intera Chiesa sia nutrita, curata e mobilitata nella fede in modo che ogni membro possa comprendere qual è il suo potenziale dato da Dio mentre è al suo servizio.

Quello che è ancora più notevole è che, mentre ciascuno di noi usa il proprio talento o i propri talenti al servizio di Dio, Cristo in persona è all’opera per edificare la sua Chiesa, per cui, “dicendo la verità in carità, noi crescere in ogni cosa in lui che è il capo, cioè Cristo. Da lui tutto il corpo, collegato e tenuto assieme da ogni parte di sostegno, cresce e si edifica assieme nell’amore, mentre ognuno fa la sua parte” (vedere 4:15-16). Egli è all’opera tramite le opere che noi gli offriamo nel suo servizio e l’effetto a rete è che l’intero corpo nel suo insieme cresce verso una completa maturità ed utilità grazie a lui.

La grazia del servizio cristiano in tutte le sue molte forme diventa uno specchio di Cristo stesso, il Re Servitore che è venuto “non per essere servito, ma per servire e dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti” (Matteo 20:28). Egli è l’incarnazione della grazia per il servizio.

Mark Johnston

Testo pubblicato originariamente sul sito reformation21. Riprodotto qui con autorizzazione da parte dell’ Alliance of Confessing Evangelical.

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